Progesterone in Gravidanza – Claudio Giorlandino

By | 1 giugno 2015

Progesterone: “assunto in gravidanza da 3 donne su 5”. E’ tutto italiano lo studio di un gruppo di ricercatori guidati dal prof. Claudio Giorlandino, segretario generale dell’Italian College of Fetal Maternal Medicine (Sidip). Durato da circa un anno e pubblicato sulla rivista ‘American Journal of Obstetrics and Gynecology’. “Per la prima volta al mondo – evidenzia Giorlandino – si scopre che il progesterone assunto dalla madre nel primo trimestre di gravidanza può avere effetti sul feto. Abbiamo potuto verificare che l’uso di questo ormone durante l’attesa aumenta l’incidenza del dato ecografico di ‘gonfiore’ del bambino, in particolare di ispessimento della plica nucale. Abbiamo osservato che non sempre il piccolo è gonfio perché portatore di problematiche genetiche. Molto spesso – aggiunge Claudio Giorlandino – questo gonfiore della plica nucale scompare piano piano e si associa all’assunzione di progesterone in gravidanza. Quindi bisogna informare che il progesterone in gravidanza non è completamente privo di effetti sul feto”.

Le conseguenze? “Non possiamo dire che questo ormone faccia male agli embrioni – spiega Giorlandino – ma possiamo dire che l’uso del progesterone in gravidanza aumenta l’incidenza del dato ecografico di ispessimento della plica nucale. Il progesterone in gravidanza viene usato da 3 donne su 5 e spesso i ginecologi lo prescrivono senza reale bisogno.

Da tanti anni ormai l’attenzione degli ostetrici si va concentrando sullo stato di Salute del feto e se nell’osservazione durante i primi mesi di gravidanza si verifica che il bambino sia gonfio, inizia tutta una serie di sospetti su problematiche genetiche o cromosomiche o comunque sul fatto che il bambino possa avere dei danni. Adesso – sottolinea il prof. Giorlandino – sappiamo che il gonfiore è spesso associato all’uso del progesterone e questo può eliminare tutta una serie di accertamenti”. Lo studio prospettico di tipo caso controllo è stato condotto su 3.716 mamme che avevano eseguito lo studio della translucenza nucale fetale al I trimestre di gravidanza. Di queste, 1.090 avevano assunto progesterone mentre 2.626 erano le mamme che non avevano assunto l’ormone. Analizzando i due gruppi si è dimostrato uno spessore maggiore della translucenza nucale nel gruppo di trattamento. Inoltre, il dato molto interessante è che questa differenza è indipendente dalla via di somministrazione (per bocca, vaginale o intramuscolo) ed è indipendente dalla molecola di progesterone utilizzato. Infine, quello che ha lasciato perplessi è che il 90% del campione analizzato, aveva eseguito il progesterone.